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Compiti sì, compiti no?

In questi giorni milioni di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, tornano sui banchi di scuola, e molti di loro stanno vivendo l’intensa emozione dei primi giorni di scuola elementare (da qualche anno denominata “scuola primaria”), o  media (o scuola secondaria di primo grado) o delle superiori (o scuola secondaria di secondo grado).

E mentre trascorrono in aula tante ore della giornata, al rientro a casa una delle questioni più spinose e fonte spesso di malumori è quella dei compiti a casa. Da anni famiglie e docenti dibattono su quale sia il metodo migliore di apprendimento e assimilazione delle nozioni e la famiglia, in primis i genitori, è spesso coinvolta per dare supporto a i giovani alunni.



Ma qual è il modo giusto per aiutare bambini e ragazzi quando arriva il momento di fare i compiti a casa? Sicuramente madri, padri, nonni e fratelli maggiori non devono in nessun caso svolgerli al posto loro: frequentemente infatti, per far fare bella figura al proprio bambino, alcuni genitori tendono a sostituirsi al proprio figlio e a “dettare” la soluzione di un problema o l’analisi grammaticale di una frase. Certo il compito sarà eseguito alla perfezione, ma l’alunno in questione non raggiungerà l’obiettivo di apprendimento. Se davvero vogliamo aiutare in nostri figli, meglio piuttosto star loro vicino, incoraggiandoli al ragionamento autonomo quando incontrano passaggi ostici o chiedendo il supporto degli insegnanti qualora dovessero evidenziarsi lacune o difficoltà gravi.

La questione dell’autonomia è cruciale e conviene ricordare la lezione di Maria Montessori. Educatrice e pedagogista della prima metà del secolo scorso, la Montessori ha elaborato un metodo adottato in tutto il mondo, un sistema educativo grazie al quale il bambino diventa, con la crescita, sempre più autonomo. E, perché il processo di apprendimento si possa attivare, è importante, ad esempio, l’auto-correzione dell’errore.


C’è anche un’altra scuola di pensiero, che al contrario non prevede i compiti a casa. Uno dei principali obiettivi è quello di favorire la didattica all’interno delle aule scolastiche, prolungando l’orario di permanenza a scuola ma evitando a ragazze e ragazzi di passare le nottate (e purtroppo a volte accade!) sui libri. Recentemente in Italia è partita una sperimentazione ad hoc che coinvolge oltre 150 istituti, e negli anni a venire capiremo quali risultati darà.

Ma una cosa è certa: il “sistema scuola” deve essere accanto ai ragazzi e non deve impedirne la crescita  sovraccaricandoli anche nel cosiddetto “tempo libero” con i compiti impegnativi indipendentemente dal numero di ore passate tra i banchi.

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