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Walt Disney e Mickey Mouse: un’avventura incredibile

C’era una volta un uomo capace di ammaliare il mondo intero col potere del suo genio creativo. Si chiamava Walter “Walt” Disney e, con la complicità di una creatura divenuta più celebre del creatore stesso – il mitico Mickey Mouse – ha lasciato un’impronta indelebile nell’ immaginario collettivo.


“Se puoi sognarlo, puoi farlo!”


È al 16 ottobre 1923 che risale la fondazione della Disney Brothers Studios – convertita in Walt Disney Pictures dal 1986. Il giovane Walt, a quel tempo, lavorava in una piccola agenzia di pubblicità come creativo, impiegato per pochi spiccioli al mese. La svolta decisiva avvenne quando decise di mettersi in società con suo fratello maggiore, Roy Oliver, e insieme riuscirono a strappare un contratto alla Winkler Pictures per la realizzazione di una serie animata, “Alice Comedies”. Visto il clamoroso successo, intorno al 1927 ne venne commissionata loro un’altra: “Oswald Il Coniglio Fortunato” – da molti considerato il fratello maggiore di Mickey Mouse.
Il 18 novembre 1928 ci fu la proiezione del primo cartone animato con musica e sonoro sincronizzati – il corto “Steamboat Willie”, presso il Colony Theatre – che segnò il debutto ufficiale su grande schermo dell’iconico Mickey, a cui lo stesso Walt scelse di prestare la propria voce, infondendogli molte delle sue caratteristiche. Il film gli valse il primo di una sfilza dorata di Oscar.


“Tutto è iniziato da un topo: spero che ce ne ricorderemo”


Leggenda vuole che Mickey abbia preso forma su carta mentre Walt viaggiava in treno, da Manhattan a Hollywood. Non era un periodo felice per lui: aveva perso i diritti per Oswald a causa di una diatriba con la Winkler – così come metà dei suoi dipendenti, per la stessa ragione – ed era alla disperata ricerca di una nuova star per i suoi cartoni. Da qui, la folgorante idea di smussare muso e orecchie, e rimpiazzare quindi il coniglietto con un topo.
Mickey non divenne subito un’icona. Anzi! Non fu accolto col calore sperato ne “L’Aereo Impazzito” (1923), ma Walt non si diede affatto per vinto e lo ripropose al pubblico in “Topolino Gaucho” (1928), dove comparvero per la prima volta anche Minnie Mouse, storica fidanzata, e Pietro Gambadilegno, arcinemesi per eccellenza, fin quando, umanizzato dalla sua stessa voce in “Steamboat Willie”, riscontrò finalmente il successo che meritava.


Mickey è cambiato parecchio nel corso degli anni: oltre a essersi pian piano arrotondato, in “The Opry House” (1929) ha sfoggiato per la prima volta i suoi caratteristici guanti bianchi. Ma è soltanto in “The Pointer” (1939) che ha assunto l’aspetto goliardico ed espressivo, quasi antropomorfo, con cui lo conosciamo oggi. A eccezione di qualche piccolo cameo, latita sui nostri schermi in favore delle nuove leve dai primi anni 2000. Per abbracciarlo personalmente, non resta che prenotare un volo per Disneyland Paris  o, chissà, per il Walt Disney World di Orlando. E per portarlo sempre con voi? Restate sintonizzati sui nostri schermi, prossimamente potrete ammirarlo nella nuovissima collezione Original pensata per festeggiare il suo novantesimo compleanno!

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